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Congresso mondiale a Roma per celebrare i 40 anni della “Nostra Aetate”, il documento del Concilio sui rapporti interreligiosi

La Dichiarazione del Concilio Vaticano II sui rapporti interreligiosi “Nostra Aetate” compie 40 anni, e per celebrarli Roma accoglierà un grande Congresso internazionale che inizierà domenica prossima.

L’incontro avrà luogo presso la Pontificia Università Gregoriana ed è promosso dall’Istituto di Studi sulle Religioni e le Culture e dal Centro Cardinal Bea per gli Studi Ebraici della suddetta università.

Le sessioni plenarie del congresso verranno presentate da esponenti di varie religioni. L’Arcivescovo britannico Michael L. Fitzgerald, M. Afr, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, aprirà le sessioni alle 18.00 di domenica 25 settembre.

Il Congresso durerà due giorni e sarà chiuso il 28 settembre dallo stesso monsignor Fitzgerald. Benedetto XVI ha fatto del dialogo con i credenti di altre religioni uno dei punti fondamentali dell’inizio del suo pontificato. Il 25 aprile, il giorno dopo l’inaugurazione solenne del pontificato, ha infatti incontrato i leader religiosi giunti a Roma per unirsi alla celebrazione.

Durante il suo viaggio in Germania ad agosto, il Santo Padre ha visitato la sinagoga di Colonia ed ha incontrato le comunità musulmane. Nel corso di questi eventi il nuovo Papa, come il suo predecessore Giovanni Paolo II, ha sempre citato la dichiarazione conciliare come bussola per il dialogo.

Tra i partecipanti al congresso figurano John Pawlikowski, del Catholic Theological Union, David Rosen, del Comitato Ebraico Americano (American Jewish Comittee), Didier Pollefeyt, dell’Università Cattolica di Lovanio (Belgio), Asanga Tilakaratne, dell’Istituto di Studi Pali e Buddisti (Institute of Pali and Buddhist Studies) dello Sri Lanka, e monsignor Stanislaw Gadecki, di Poznan (Polonia).

Oltre alle grandi conferenze ci saranno laboratori in cui si discuterà, tra gli altri temi su: “La ‘Nostra Aetate’ e la questione della Rivelazione”, “Cristiani e musulmani in dialogo dopo la ‘Nostra Aetate’”, “Buddisti e cristiani in dialogo”, “Prospettive teologiche ebraiche e cristiane nella ‘Nostra Aetate’” e “Iniziative educative e riflessioni anglicane sulla ‘Nostra Aetate’”.

Il Congresso sarà tenuto in lingua inglese con traduzione in italiano nelle sessioni plenarie e prevederà anche il dialogo monastico interreligioso, il pluralismo religioso e la questione dell’identità e della comunicazione.
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Fonte: Zenit.org 22 settembre 2005

Intervista a Radio Vaticana dell’arcivescovo Michael Fitzgerald, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso  

R. – Forse la parola chiave di questo breve documento è rispetto, cioè si devono rispettare le persone delle altre religioni e perché? Perché ci sono dei valori con delle verità, ci sono delle cose buone in queste tradizioni religiose. La Nostra Aetate afferma che la Chiesa guarda con stima queste persone e apprezza questi raggi di verità che sono contenuti nelle diverse tradizioni?

D. – Che cosa è cambiato in 40 anni?

R.- In 40 anni c’è stata un’applicazione di questo atteggiamento di rispetto, specialmente nelle attività dei Papi: Paolo VI, Giovanni  Paolo II e possiamo dire anche Benedetto XVI, con la sua accoglienza delle delegazione dopo l’inaugurazione del suo pontificato, la visita alla Sinagoga a Colonia, l’incontro con i capi musulmani della Germania. C’è sempre questa dimostrazione di un’accoglienza dell’altro ed una volontà di collaborare nel mondo di oggi.

D. – Dialogo con le altre religioni significa anche approfondimento della propria identità?

R. – Certo. Non vuol dire sacrificare la nostra identità cristiana, cattolica per avere rapporti più facili con gli altri. Di fatti le differenze tra le religioni ci fanno scoprire di più ciò che è preziosissimo nella nostra fede e soprattutto l’incarnazione, che Dio si è fatto uomo per salvarci e che questa è la via della salvezza. Il dialogo con le altre religioni non distrugge questa verità della nostra fede, ma la mette in risalto.

D. – Uno sguardo sommario alle relazioni con i musulmani?

R. – Credo che i rapporti con i musulmani si siano sviluppati in questi 40 anni. C’è un maggiore interesse da parte dei musulmani. Ci sono state da parte loro delle iniziative. C’è una certa strutturazione del dialogo. Il nostro Consiglio ha creato due Comitati permanenti con i musulmani; abbiamo rapporti con altri gruppi di musulmani, rapporti regolari per discutere dei problemi del mondo di oggi, non soltanto problemi teologici. Credo che anche in altre parti del mondo ci sia una convivenza, anche se difficile, con i musulmani, ma ci sono dei progressi.  

D. – E con le religioni asiatiche?  

R. – Non dobbiamo considerare queste religioni asiatiche come presenti solo in Asia, perché c’è una loro diffusione in tutto il mondo, così come avviene per l’Islam. Quindi incontriamo buddisti in Europa, in America e in Australia. Poi c’è anche una certa tendenza da parte di alcune persone che provengono dal Cristianesimo a sentirsi attratte dal buddismo. Per l’induismo un po’ meno, ma ci sono delle comunità indù sparse nel mondo. Anche con i buddisti, specialmente quelli del Giappone, abbiamo notato una grande apertura, un desiderio di dialogare e di conoscere meglio il Cristianesimo. Molti gruppi che vengono a Roma e che partecipano all’udienza generale sono molto contenti di incontrare il Santo Padre. Ci sono, però, anche delle difficoltà, talvolta causate da una predicazione del Vangelo da parte non tanto dei cattolici ma di altri cristiani, che non rispetta la cultura e la religione degli altri e questo provoca una reazione a volte violenta contro i cristiani.  

D. – Il dialogo con le altre religioni, da una parte, ma anche necessità di annunciare il Vangelo. Come conciliare le due cose?  

R. – Si può dire che c’è una certa tensione tra l’annuncio di Gesù Cristo e il dialogo, ma se guardiamo bene il dialogo comporta un certo annuncio del Vangelo perché il cristiano deve – come abbiamo detto – dialogare con la sua identità. Dunque non deve avere paura di dare testimonianza della sua fede e dall’altra parte l’annuncio di Cristo deve essere fatto attraverso il dialogo, deve tenere in conto il contenuto e la tradizione religiosa della persona a cui si rivolge il messaggio. Non c’è quindi una completa separazione tra queste due momenti ma c’è un discernimento con la grazia dello Spirito Santo e cioè cosa devo fare in questo momento? Annunciare Gesù e invitare questa persona ad entrare nella comunità cristiana o è il momento di dialogare, cioè di essere rispettoso della sua scelta, della sua coscienza? La Nostra Aetate, sull’atteggiamento della Chiesa verso le altre religioni, va collegata alla dichiarazione “Dignitatis humanae” sulla libertà religiosa, perché la Chiesa ha detto che ognuno deve cercare la verità, ma ognuno deve seguire la sua coscienza. La Nostra Aetate è un modo di rispettare la coscienza degli altri che appartengono alle altre religioni.

   
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