La Comunità ebraica di Venezia: «Impronta indelebile»
Giorgio Cecchetti, su La nuova Venezia del 2 aprile 2005

Quello di papa Wojtyla sarà un pontificato che resterà nella storia dei rapporti tra mondo ebraico e cristianità, come forte resterà il ricordo e il sentimento di amicizia della comunità ebraica romana verso questo il vescovo di Roma venuto dall'Est.

Sta seguendo le notizie in televisione quando viene interrotto. Il presidente della Comunità ebraica veneziana Dario Calimani è umanamente colpito dalla sofferenza del Pontefice. «Lascia un’impronta indelebile - afferma decisamente - è di sicuro il papa che di più ha segnato la seconda parte del secolo scorso: a mio avviso è stato fondamentale quel passo della visita nella sinagoga di Roma, ancora me lo ricordo accompagnato dal rabbino della capitale Elio Toaff. 

Con quella visita, ma anche con altri gesti - prosegue Calimani - ha dato la dimostrazione della volontà di cambiamento della posizione del cristianesimo nei confronti dell’ebraismo». Ma il presidente della comunità veneziana prosegue: «Non va dimenticato che è suo il nuovo riconoscimento dell’esistenza e del ruolo avuto dall’antisemitismo all’interno della cultura cristiana, da qui la richiesta di perdono per l’intero popolo cristiano». 

«È stato un papa di grande valore ed è davvero doloroso vederlo finire così» termina Calimani. Sulla stessa lunghezza d’onda il commento del rabbino di Venezia Elia Richetti. «Seguo con interesse e partecipazione le notizie di queste ore - dichiara il religioso - anche per il fatto che riguardano un uomo che è stato importante per il mondo di oggi. Io credo - prosegue Richetti - che Giovanni Paolo II abbia davvero e nella maniera più completa realizzato le indicazioni del Concilio Vaticano II, in particolare quella che dettava il rispetto per tutte le religioni rivelate». 

Per il rabbino della comunità lagunare il gesto della visita in sinagoga a Roma è stato di grande significato, «ma - aggiunge - abbiamo scoperto altri gesti importanti nel corso della sua vita: quello che Karol Wojtyla ha fatto durante la shoah, il fatto che avesse amici ebrei. E poi le aperture compiuti dal Vaticano nei confronti dello stato d’Israele, quindi la correzione degli insegnamento sull’ebraismo e l’islamismo». Un uomo che ha mietuto un enorme rispetto e una grande considerazione anche da persone molte distanti da lui.
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[Fonte: "La nuova Venezia" 2 aprile 2005]