"Lectio"
del Salmo 122

"Meditatio"
del Salmo 122

Conclusione

 

[Tratto da: Carlo Maria Martini, Lettura ecumenica della Parola, 9-10 settembre 1994, in AA.VV. Gerusalemme patria di tutti, EDB, Bologna 1995]

 



 

"Lectio" del Salmo 122    
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Testo del Salmo


Nel testo ebraico questo salmo è intitolato Cantico delle ascensioni o delle ascesi, dei gradini, delle salite, un titolo che caratterizza ben quindici salmi (dal 120 al 134), detti pure I canti del pellegrinaggio, raccolti insieme per servire da cantici del pellegrinaggio a Gerusalemme.

Nella versione originale, il 122 è anche il primo dei quindici che viene attribuito a Davide, insieme ai due successivi (dei rimanenti uno è ascritto a Salomone mentre per gli altri non ci sono ipotesi). Certamente c'è un motivo per tale attribuzione, pur se non si ritiene che essa sia autentica e storica perché il salmo sarebbe stato composto più tardi, quando il pellegrinaggio a Gerusalemme era diventato un'abitudine.

In ogni caso, Davide è il fondatore della città e il Salmo 122 presuppone Davide come un personaggio: "Là ha sede il trono di giustizia, il trono di Davide" (v. 5). Probabilmente, parlando di Gerusalemme come città "costruita, salda e compatta", il salmista intende riferirsi alla città ricostruita dopo l'esilio, che diventa quindi il vanto e la gioia di Israele.

L'attribuzione del salmo a Davide è comunque fondata, perché esso testimonia un grande amore alla città costruita da Davide quale capitale del suo popolo.

Quali sono gli elementi costitutivi del salmo?

Anzitutto notiamo una inclusione, cioè una parola che ricorre all'inizio e alla fine: casa del Signore, dimora del Signore. "Andiamo alla dimora del Signore" (v. 1); "Per la casa del Signore" (v. 9).

È interessante osservare come poi non si parli più di questa casa, ma piuttosto della città: ciò significa che dapprima Gerusalemme è vista in particolare come luogo del tempio e poi anche come città nel suo insieme.

Un altro elemento fondante è la triplice menzione di Gerusalemme (vv. 2. 3. 6), descritta nelle sue porte, nelle sue mura, nei suoi baluardi. Appellata tre volte, delineata con tre caratteristiche e indicata con il pronome "tu": "alle tue porte", "sia pace a chi ti ama".

Altro elemento strutturale del salmo è che Gerusalemme è vista quale luogo di pace. Ben quattro le occorrenze di questo termine: "domandate pace per Gerusalemme", "sia pace a coloro che ti amano", "sia pace sulle tue mura", "su di te sia pace". Il gioco di parole è evidente: "Gerusalemme" veniva interpretata quale "città dello shalom", della pace: sia pace alla città della pace, domandate pace per la città della pace.

Infine il salmo è caratterizzato anche da altre ripetizioni che gli imprimono un ritmo poetico, molto bello: le tribù, le tribù del Signore, i seggi di giustizia, i seggi della casa di Davide.

Vi cogliamo, pur se non possiamo penetrare a fondo il ritmo dell'originale, quell'affiato che ne fa un poema, un cantico, qualcosa che nasce dal cuore e, attraverso ritmi, ripetizioni, assonanze (sono tante nel testo ebraico) mette in luce un'anima innamorata di Gerusalemme.

Tenendo conto di questi elementi formali, cerchiamo di capire la struttura logica del salmo, facilmente suddivisibile secondo le tappe di un pellegrinaggio.

Un pellegrinaggio viene anzitutto deciso; immaginiamo che il salmo venga cantato da un gruppo di pellegrini che giungono alle porte della città. Essi devono fermarsi per sbrigare alcune pratiche burocratiche previste prima dell'ingresso; si riposano e contemplano la città. Contemplandola ripensano all'inizio del cammino, al momento in cui hanno deciso di partire; è il v. 1, "Quale gioia quando mi dissero: 'Andremo alla casa del Signore"'.

Dopo l'inizio, è immediatamente sottolineato l'arrivo: ora ci siamo, "i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme!" (v. 2).

Al v. 3 Gerusalemme viene contemplata dall'esterno, ammirata quale costruzione salda e compatta, in cui tutto è unità. È un riferimento alla città sul monte, che dà l'impressione di compattezza (sulla roccia), e insieme alla situazione spirituale della città, salda perché fondata sul Signore, unificata dallo Spirito di Dio.

Quindi, Gerusalemme è contemplata nelle sue caratteristiche e nel suo ruolo (w. 4-5). Si tratta di una riflessione a livello morale: meta di pellegrinaggio, luogo di culto, di lode, di testimonianza della gloria di Dio, centro amministrativo e politico: "I seggi del giudizio, i seggi della casa di Davide", casa a cui fu promessa la perpetuità. Dunque un centro religioso e un centro politico-amministrativo a cui si guarda con fiducia per i beni che ci attendono dalla responsabilità politica che ricade su Gerusalemme.

A questo punto segue la preghiera che può essere pensata a due cori, partendo dal v. 6: "Domandate pace per Gerusalemme". Anzi, colui che ha espresso la sua gioia, magari il capo- pellegrinaggio, rivolge un invito ai compagni pellegrini: "Do- mandate...". E all'invito risponde il coro: "sia pace a coloro che ti amano, sia pace sulle tue mura, sicurezza nei tuoi baluardi" (v. 7). Il capo, allora, riprende da solo: "Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: 'Su di te sia pace!'. Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te il bene" (w. 8-9). Qui ritorna l'appellazione a Gerusalemme con il "tu", come a una persona amica che si incontra e cui si augura il bene, la pace.

Dunque, due cori, nel senso di un solista e di un gruppo.

Sul tempo in cui il salmo è stato scritto ho già accennato un'ipotesi: il tempo dopo l'esilio, quando il tempio è ricostruito e il popolo va in pellegrinaggio alla città santa, l'unico simbolo rimasto dell'unità di Israele.

"Meditatio"del Salmo 122   

Per rileggere il messaggio, sono possibili diverse piste, diverse linee. Ne ho scelte tre: una lettura storico-esistenziale (messianica); una lettura più specificamente cristiana; e una terza personale, che riguarda ciascuno di noi.

Gli elementi di una lettura storico-esistenziale sono i grandi simboli del cammino umano contenuti nel salmo, che ne fanno una realtà di tutti i tempi, di tutti i luoghi, di tutte le culture.

Due sono i principali. n primo è il pellegrinaggio, menzionato non quale tema specifico, bensì nel suo decidersi, nel suo compiersi. È un grande simbolo del cammino umano, della vita dell'uomo e dell'umanità, della vita di tutti gli uomini e di tutte le donne considerati come collettività. n simbolo avverte: se la vita umana è colta come pellegrinaggio, allora essa non è un vagare senza scopo e neppure una fuga dal paradiso, priva di speranza; al contrario, è un camminare verso un termine. Questa è già un'apertura straordinaria per accogliere l'esistenza umana come una realtà che ha un senso preciso. E quando abbiamo riconosciuto che tale cammino ha un senso e una meta, scoppia la gioia: "Quale gioia...".

Gerusalemme è l'altro simbolo, la meta stessa del cammino. Un simbolo universale perché si tratta di una città, di un luogo di incontro, un luogo di relazioni molteplici, dove i diversi si ritrovano. Quindi l'umanità non va verso una dispersione, una Babele confusa, ma verso un luogo nel quale tutti si incontreranno, si capiranno, intesseranno rapporti reciproci.

Questa città è salda, non delude. n tema della saldezza è il più ripreso dal Nuovo Testamento, che non cita esplicitamente il Salmo 122 però ne riprende il contenuto: andiamo verso una città salda, solida, ben costruita, compatta, dove tutto è unità. Questo è il termine del cammino umano. Ed è anche il luogo d'incontro armonioso e aperto con Dio, dove Dio è lodato e dove c'è ordine perché la legge è fatta osservare, dove c'è il trono di giustizia e ci sono i seggi del giudizio. L'umanità va verso un luogo dove la giustizia, quella di Dio, non la nostra, trionfa. Dove, soprattutto, l'umanità spera di vivere l'ideale della pace e della sicurezza: "Domandate pace per Gerusalemme, su di te sia pace e tranquillità nelle tue mura, sicurezza nelle tue case".

L'umanità è così definita come colei che anela a una tale città, che va verso di essa e trova speranza nella fiducia di camminare e di essere condotta alla meta. Una visione quindi molto positiva, anzi propositiva perché ne derivano molte conseguenze per il modo di camminare dei popoli.

Da questa visione nasce pure una certa pazienza storica: a noi spetta di porre le premesse affinché si vada sempre meglio verso la città armoniosa, unita, capace di lodare l'Eterno, di vivere l'ordine della giustizia.

Una lettura cristiana ci fa subito pensare a Gesù che ha vissuto profondamente la gioia del Salmo 122. Già a dodici anni aveva esclamato: quale gioia ho provato ascoltando i miei genitori che mi dicevano: andiamo alla dimora del Signore! E probabilmente l'ha cantato alle porte di Gerusalemme quella prima volta e poi ogni volta, fino all'ultimo pellegrinaggio nel quale si avviava piangendo verso la città santa: "Oh, se tu riconoscessi ciò che giova alla tua pace!". Anzi, nel testo greco il salmo usa l'espressione erofesafe de fa eis eirenen (v. 6) ripresa dal Nuovo Testamento: se tu riconoscessi le cose che riguardano la pace di Gerusalemme.

Dunque Gesù ha cantato questo salmo nella gioia e nella sofferenza sapendo che la sua sofferenza era parte del cammino di Gerusalemme e dell'umanità verso la pace.

Partendo dalla lettura che ne ha fatto Gesù, ci domandiamo se il Salmo 122 risuona anche negli scritti apostolici neotestamentari. Non mi sono venute alla mente citazioni specifiche, tuttavia il tema della città salda è molto presente.

Ef 2, 19-20, 22: "Voi non siete più stranieri ne ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti [...] In Gesù ogni costruzione cresce bene ordinata per essere tempio santo del signore; in lui anche voi insieme con gli altri venite edificati per diventare dimora di Dio".

Questo tema è penetrato fortemente nello spirito di Paolo, che ne fa un simbolo interpretativo della crescita della comunità cristiana, che è la realtà che viene edificata come la città del salmo.

L'aspetto di pellegrinaggio verso tale città è però presente in particolare in Eb 11 e in Eb 12: Abramo ha potuto partire e lasciare tutto in quanto "aspettava la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso" (11, 10); "Chi dice così, dimostra di essere alla ricerca di una patria" (11, 14), pellegrino sulla terra; "Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non disdegna di chiamarsi loro Dio: ha preparato infatti per loro una città" (11, 15-16).

E ancora: "Vi siete accostati alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste" (12, 22), ecco la menzione diretta. Alla città che fa parte delle cose incrollabili: "Rimangono le cose che sono incrollabili. Perciò riceviamo in eredità un regno incrollabile" (12, 27-28). 

Riassumendo il messaggio del salmo: l'uomo è in cammino, pellegrino verso una città salda, compatta, nella quale Dio è lodato, nella quale è la pienezza della pace, una città che non delude e per cui vale la pena abbandonare le altre città.

Nella spiritualità del Nuovo Testamento è penetrato inoltre il pensiero delle moltitudini, di tutte le tribù della terra. Le moltitudini salgono ora verso tale città, e tutte sono chiamate "moltitudini del Signore". 

Così, la lettura cristiana diventa lettura ecclesiale; la chiesa non è la meta, la grande città, ma è un popolo in marcia verso quella città.

Se Israele testimonia "là" la tua gloria, Signore, se "là" ha sede il trono di giustizia, i nostri interessi sono veramente là? È il "là" di questa città verso cui camminiamo il nostro criterio di giudizio storico? Perché, se è così, allora tutte le altre realtà sono relative, tutti gli eventi (storici, sociali, politici, culturali, ecclesiali) vanno valutati tanto quanto rispondono a un cammino verso la città compatta, pacifica, giusta, oppure rallentano o fanno deviare il cammino.

Quindi il cristiano, interrogato sulle sue speranze, dovrebbe rispondere spontaneamente: le mie speranze sono la Gerusalemme celeste, sono là le mie speranze. È il "là" della pienezza dell'azione di Dio nel suo popolo, nell'umanità.

La lettura più personale del salmo dà spazio a tante riflessioni.

Pensiamo ai pellegrinaggi che ciascuno di noi ha fatto a Gerusalemme e nei quali probabilmente ha cantato, evocato, recitato il Salmo 122 allorché ha visto le mura della città. Nella preghiera potremmo ringraziare il Signore per le esperienze che ci ha donato nei nostri pellegrinaggi, per quanto ci ha fatto capire su Gerusalemme. Ogni volta che ne rivediamo le mura, proviamo una fortissima emozione. E se non siamo mai stati a Gerusalemme, come immaginiamo il pellegrinaggio verso la città santa, come lo viviamo nella preghiera?

"Andiamo con gioia!" è parola che esprime la tensione verso il pellegrinaggio, equivale a dire: sapevo che sarebbe venuto questo momento e penso a ciò che da sempre ho desiderato.

Conclusione 


In quale modo la Gerusalemme di oggi partecipa, nel suo destino doloroso e tragico, alle benedizioni di Dio, alla promessa di pace?    
Partecipa anzitutto attraverso la nostra instancabile preghiera per la sua pace, le nostre preghiere per la città reale e simbolica che conosciamo, di cui tocchiamo le mura: Sia pace sulle tue mura!

Ci domandiamo se e come operiamo per la pace di Gerusalemme, la cui pace è simbolo, segno, radice e causa della pace di tante altre città. 

Il Salmo 122 ci impegna dunque a pregare e a operare per la pace nella giustizia.