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Oscar Cullmann ha rilevato, in merito all'espressione "acqua viva", udor_zoon.jpg (1623 byte) (udor zòn), che il termine poteva avere quattro significati. In senso profano, esso indica l'acqua di sorgente in opposizione all'acqua stagnante; in senso rituale indica l'acqua battesimale; in senso biblico indica Dio come sorgente di vita. Infine nel senso cristiano esso simbolizza lo Spirito Santo 1

Questi diversi significati non sono necessariamente legati fra loro: qualsiasi allusione allo Spirito Santo come acqua viva non significa che debba avere una risonanza battesimale, così come l'indicazione del battesimo come acqua viva non vuol dire necessariamente che sia dato in acqua corrente. Rimane tuttavia il fatto che tra questi diversi sensi vi sono dei legami normali. Il simbolismo dell'acqua viva dipende dal senso profano e primitivo del termine: questo è un punto fondamentale di qualsiasi studio serio sul simbolismo. Peraltro il simbolismo dell'acqua viva è forse stato determinante per un uso rituale, e reciprocamente l'uso rituale ha contribuito a sviluppare il simbolismo teologico. Il nostro studio terrà dunque conto di questi diversi aspetti, senza tuttavia dimenticare che il nostro obiettivo principale è la simbolica dell'acqua viva. Quindi gli altri elementi che apporteremo avranno la funzione di facilitarne la comprensione. 

Inizieremo con qualche osservazione sull'uso rituale. È noto il celebre passo della Didachè: "A proposito del battesimo, battezzate così nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, nell'acqua viva en_udati.jpg (1859 byte)" (VII, 1). P. Audet collega questo passo alla stesura primitiva. Ciò che segue - e che concerne l'uso di altre forme di acqua, in mancanza di acqua viva - proviene dall'interpolatore, ma senza per questo essere di un tempo più tardivo
2 . L 'uso indicato dalla Didachè è confermato da altri testi arcaici. Il Nuovo Testamento non contiene attestazioni esplicite, ma la Tradizione Apostolica parla di una "acqua corrente e pura" per il battesimo. Il carattere giudeo-cristiano e arcaico dell'uso è confermato dalle Omelie e dalle Decretali pseudoclementine (Dec. IV, 67; VI, 13) 3

Si noterà che l'espressione "acqua viva" può essere applicata a realtà diverse. Essa designa innanzitutto l'acqua di sorgente, ma può indicare anche l'acqua di ruscello o di fiume. In effetti gli scritti pseudo-clementini ci mostrano dei frequenti battesimi nel mare. Infine Klauser ha mostrato che l'acqua viva poteva anche essere l'acqua condotta da una canalizzazione a scaturire in un bacino
4 . Questo fu sicuramente un caso molto comune, come testimonia il battistero del Laterano, ove l'acqua sgorgava dalla bocca di sette cervi di bronzo. 

L'uso rituale dell'acqua viva proviene da un contesto molto esteso. Lo troviamo nelle religioni greco-romane, ma appare particolarmente nel giudaismo. Già l' Antico Testamento, nel Levitico (XIV, 5), ne fa menzione per le purificazioni. Ma soprattutto il giudaismo contemporaneo al Cristo attesta l'importanza attribuita a dei riti in cui l'acqua viva gioca un ruolo capitale. 

I Mandei fanno dell'acqua viva il rito essenziale (Ginza, II, 1, 180). Giovanni Battista battezza nel Giordano. Or. Sib., IV, 165, ordina di bagnare tutto il proprio corpo in "fiumi di acqua viva (enaoisin.gif (1801 byte))". Gli Elcasaiti raccomandano contro la rabbia un bagno "in un fiume o in una sorgente abbondante" (Elench., IX, 15, 4). Il battesimo dei proseliti ebrei ha luogo nell'acqua viva. E l'acqua viva è raccomandata per le purificazioni
5

Dunque il contesto rituale dell'acqua viva è quello del giudeo-cristianesimo, e appare legato a questo. Ma a tale contesto se ne aggiunge uno teologico. L'acqua viva è nel Vecchio Testamento un simbolo di Dio come sorgente di vita. Così in Geremia, II, 13: "Hanno abbandonato me, la sorgente di acqua viva udatos_z.jpg (7468 byte)".
Il Cantico dei Cantici parla del "pozzo di acqua viva (udor_zoon.jpg (1623 byte))" in un senso indubbiamente simbolico (IV, 15). In Ezechiele e Zaccaria questa acqua viva indica l'effusione escatologica della vita di Dio. Citiamo Zaccaria, XIV, 8: "Un'acqua viva (udor_zoon.jpg (1623 byte)) uscirà da Gerusalemme". 

Ma più particolarmente questa effusione di acqua viva escatologica è posta in relazione con lo Spirito Santo, e ciò appare già in Ezechiele, XXXVI, 25-27. La relazione fra il battesimo di acqua e il battesimo di Spirito Santo a proposito di Giovanni Battista (Matteo, III, 11) pare proprio riferirsi a Ezechiele, che distingue i due momenti e considera l'acqua come la purificazione che precede il dono dello Spirito
6 . Questo legame si ritrova nel Manuale di disciplina di Qumràn (IV, 21). 
Tuttavia un altro testo di Qumràn sembra piuttosto assimilare l'acqua viva alla Torah, e ciò si ritrova nel Talmud
7 . Si tratta dell'Inno O (col. 8), in cui il Maestro di Giustizia è presentato nell'atto di dare l'acqua viva 8

"Ti rendo grazie, o Adonai
perché mi hai posto come una sorgente di fiume 
in una terra secca 
e uno zampillamento di acqua in una terra arida".

Più avanti si parla del "Rimessiticcio" di cui: 

" la sorgente avrà accesso alle acque vive 
ed essa diventerà una fontana eterna". 

Poi è detto che: 

"Non si disseterà alla sorgente di vita". 

E: 

"Si è pensato senza credere alla sorgente di vita". 

Infine gli eletti: 

"Scorreranno come fiumi dalle acque perenni. 
È con la mia mano che tu hai aperto la loro fontana". 

Il Vangelo di Giovanni eredita dalla simbolica dell'acqua viva. Giovanni è il solo autore del Nuovo Testamento che presenta l'espressione udor_zoon.jpg (1623 byte). Un primo passo è quello della Samaritana: "Se tu conoscessi il dono di Dio... sei tu che gliel'avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato l'acqua viva  udor_zoon.jpg (1623 byte)Ella gli disse: signore, voi non avete niente per attingere e il pozzo è profondo. In che modo avete dunque l'acqua viva (udor_zoon.jpg (1623 byte))? Gesù le rispose: Chiunque berrà di quest'acqua avrà ancora sete; ma colui che berrà l'acqua che io gli darò non avrà mai più sete; anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente di acqua viva (udor_zoon.jpg (1623 byte)) per la vita eterna" (IV, 10-14). 

Si può osservare, con il P. Braun
9 , che il confronto fra il pozzo di Giacobbe e l'acqua viva data dal Cristo, può sottolineare il confronto fra la Legge e il Vangelo, giacché il pozzo di Giacobbe indica la Legge nel Documento di Damasco (VI, 4) e, d'altra parte, l'acqua viva è un simbolo della Legge. L'accostamento con l'Inno O è sorprendente. 

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San Giovanni cita la frase del Cristo: "Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. A colui che crede in me, come dice la Scrittura, fiumi di acqua viva (udor_zoes.jpg (1639 byte)) sgorgheranno dal suo seno. Egli diceva questo dello Spirito che dovevano ricevere coloro che avrebbero creduto in lui" (VII, 37-39). In questo passo l'acqua viva è dunque un simbolo dello Spirito Santo. È da notare che questo è un commento di Giovanni e proviene dalla sua teologia. Tale simbolismo riappare nel finale dell'Apocalisse: "Poi mi mostrò un fiume di acqua della vita (udor_zoes.jpg (1639 byte)) che sgorgava dal trono di Dio e dell'Agnello" (XXII, 1). 

Abbiamo visto in precedenza che il Manuale di Disciplina è il primo testo in cui l'acqua viva appare direttamente associata allo Spirito Santo. In Ezechiele e in Giovanni Battista i due momenti sono invece distinti. Si può dedurre, quindi, che la simbolica dell'acqua viva come simbolo dello Spirito Santo è propriamente giovannea e deriva, in Giovanni, dalla teologia di Qumràn. 

Ma rimane da fare ancora un'ultima osservazione. È verosimile, come suggerisce Cullmann
10 , che i due testi di Giovanni, che abbiamo menzionato, abbiano delle risonanze sacramentali, poiché in essi è indicata l'effusione battesimale dello Spirito Santo. Ora questo è fondamentale, perché Giovanni è così il primo autore in cui i due temi che abbiamo studiato - il rito giudeo-cristiano del battesimo nell'acqua viva e il simbolismo dell'acqua viva che designa lo Spirito Santo - sono esplicitamente legati. È con lui che l'acqua viva del rito battesimale indica chiaramente l'effusione dello Spirito Santo. Abbiamo una teologia del battesimo, distinta dalla teologia paolina che si àncora maggiormente alla configurazione del Cristo morto e risuscitato, simbolizzato con l'immersione e l'emersione. 

Questa unione del rito d'acqua viva e della simbolica dell'acqua viva si ritrova nelle Odi di Salomone, se si accetta, con Bernard, il loro carattere battesimale. Così in XI, 6: " Un'acqua parlante si è avvicinata alle mie labbra, venendo dalla sorgente del Signore, e io ho bevuto e sono stato inebriato dall'acqua viva che non muore". È da rilevare l'espressione "acqua parlante" che si incontra nei testi mandei
11 e che ci fa ricordare Ignazio di Antiochia: "Vi è in me un'acqua viva (udor_zoon.jpg (1623 byte)) che mormora: Vieni verso il Padre" (Rom., VII, 3). Zeno di Verona parla dell'acqua viva e del suo dolce mormorio (Tractatus, II, 35). Ciò sembra alludere al mormorio che fa udire l'acqua che scorre. 

Dal canto suo, l'Ode XXX è un richiamo al battezzato in questi termini: "Riempitevi delle acque della sorgente viva del Signore. Venite, voi tutti gli assetati, prendete la bevanda e riposatevi presso la sorgente del Signore" (XXX, 1-2). Emerge in questo testo la verosimile allusione a Isaia, LV, 1: "Voi tutti che avete sete, venite alle acque
I2" e al Salmo XXII, 2: "Vicino alle acque di riposo egli mi fa pascolare" 13 . È difficile pensare che le Odi di Salomone dipendano da Giovanni. Ma, per contro, il loro rapporto con gli scritti di Qumràn è certo. Esse rappresentano uno sviluppo parallelo, il cui contesto è giudeo-cristiano. 

Abbiamo finora separato gli elementi essenziali del segno materiale e della realtà spirituale, che costituiscono il simbolismo dell'acqua viva. Ma è possibile precisare maggiormente il Sitz im Leben, il contesto biblico di questo simbolismo. Alcune osservazioni sui testi che abbiamo citato ci aiuteranno. 
L'Apocalisse, XXII, 1-2, dopo aver descritto il fiume di acqua viva che sgorga dal Tempio escatologico, continua: "Da tutte le parti del fiume, alberi della vita danno dodici volte i loro frutti; e le loro foglie servono alla guarigione delle nazioni". L'Ode di Salomone VII, dopo aver menzionato l'acqua parlante, prosegue: "Beati coloro per i quali vi è un posto nel tuo Paradiso, che crescono nella germinazione dei tuoi alberi" (15-16). Già nell'Inno O di Oumràn il tema degli alberi della vita accompagna quello dell'acqua di vita (col. 8,5-6). 

Nei testi esaminati vediamo accostati diversi temi: la sorgente d'acqua viva, la piantagione degli alberi di vita, il Tempio. Questo ci orienta verso un primo testo, che è Ezechiele, XLVII. Nella descrizione del Tempio escatologico, noi leggiamo: "Ecco che queste acque uscivano da sotto la soglia della casa... Era un torrente che non potevo attraversare... Vicino al torrente cresceranno tutte le specie di alberi fruttiferi il cui fogliame non appassirà mai. Ogni mese essi produrranno frutti nuovi, perché le sue acque escono dal santuario" (XLVII, 1-12). 

Così la sorgente di acqua viva, scaturita dal Tempio, fa crescere degli alberi della vita, che sono il Paradiso restaurato. Questo tema ha certamente ispirato l'Apocalisse di Giovanni (XXII, 1-2) e le Odi di Salomone (VI, 7)
14

L 'allusione al testo di Ezechiele e la testimonianza della sua applicazione arcaica al battesimo, appaiono in una citazione dell'Epistola di Barnaba, che costituisce uno di quegli agglomerati di citazioni bibliche caratteristiche del giudeo-cristianesimo
15 . Leggiamo: "Dopo, che cosa dice il Profeta? Vi era un fiume che scorreva dal lato destro, e degli alberi pieni di bellezza spuntavano (anebaine.jpg (1600 byte)) da esso; e colui che mangerà di questi alberi vivrà eternamente. Con ciò egli vuol dire che noi scendiamo nell'acqua pieni di peccati e di sozzure, e che ne risaliamo portando nei nostri cuori il frutto del timore e della speranza in Gesù, essendo nello Spirito" (XI, 10-11). 

Si noterà la relazione con Giovanni: "Colui che mangerà di questo pane vivrà eternamente" (VI, 63) e con l'Apocalisse : "Gli darò da mangiare dell'albero della vita" (II, 7). Il midrash citato da Barnaba sembra avvicinare i due passaggi, la qual cosa suppone una assimilazione dell'Eucaristia al frutto dell'albero della vita. 

I monumenti effigiati confermano la testimonianza dei testi letterari. Nei mosaici dei battisteri si vedono spesso gli alberi di vita che contornano la sorgente battesimale di acqua viva. Al V secolo, come mostra Underwood
16 , il sepolcro del Cristo appare come la fontana da cui scaturisce l'acqua viva. Ma, d'altronde, il sepolcro è anche il nuovo Paradiso e la croce rappresenta l'albero di vita. Siamo in presenza di sviluppi che introducono temi nuovi, ma sempre nella scia del testo di Ezechiele. 

Il punto importante, qui, è il legame fra l'acqua viva e gli alberi della vita. Questo legame sottolinea un nuovo aspetto dell'acqua viva, in quanto non è soltanto l'acqua corrente in contrapposizione all'acqua stagnante, ma è l'acqua che comunica la vita in opposizione alle acque che danno la morte
17

Seguendo questa via, il testo di Ezechiele ci aiuterà a capire il senso di un altro simbolo, quello del "pesce". Sappiamo già che nella simbolica cristiana antica, il pesce rappresenta il cristiano. Questa interpretazione, secondo i Padri Latini, è dovuta al fatto che icthus.jpg (1230 byte) è l'anagramma di Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore. Ma d'altra parte il pesce appare generalmente in un contesto battesimale. Infatti Tertulliano dice: "Ma noi, piccoli pesci, nasciamo nell'acqua" (Bapt., I, 3) e Ambrogio: "Ti è stato riservato che le acque ti rigenerino con la grazia, come esse hanno generato gli altri (esseri viventi) alla vita terrestre. Imita questo pesce" (Sacram, III, 3)
18

Le pitture delle catacombe portano numerose testimonianze sul legame fra il pesce e l'acqua battesimale. Tale legame è anteriore al cristianesimo. Goodenough ha mostrato il posto che occupava nell'arte ebraica, in cui l'acqua è rappresentata come pescosa e il pesce significa la risurrezione
19. Questo ci riconduce all'acqua viva, che è quella nella quale vi sono degli esseri viventi, e la presenza di pesci nell'acqua sta a significare che si tratta di acqua viva. 

Ma più precisamente questo tema compare nel capitolo XLVII di Ezechiele. A proposito del fiume di acqua che scaturisce dal Tempio, leggiamo: "Queste acque si dirigono verso la regione orientale; esse scendono nella pianura ed entrano nel mare; e le acque del mare saranno risanate. Qualunque essere che si muove, dovunque entrerà la doppia corrente, vivrà; e qui il pesce diventerà molto abbondante. Sulle rive di questo mare si fermeranno i pescatori" (XLVII, 8-11). Se ci si ricorda del ruolo che questo capitolo occupa nella teologia dell'acqua viva, sembra evidente che è ugualmente ad esso che si ricollega il simbolismo battesimale del pesce, come ha giustamente visto Allgeier
20. Il pesce indica il cristiano vivificato dall'effusione dell'acqua escatologica che sgorga da Gerusalemme. 

Sono da notare gli altri temi che il testo suggerisce. 
Il mare, che l'acqua viva bonifica all'Oriente di Gerusalemme, è il Mar Morto. L'acqua viva assume in questa prospettiva tutto il suo valore, a confronto con un'acqua in cui non esiste alcun essere vivente. È comprensibile l'importanza che il simbolo poteva avere per i membri di una comunità abitante nei pressi del Mar Morto. ugualmente per Giovanni Battista, per il quale il Giordano diventa il segno dell'acqua viva che si getta nel Mar Morto. È interessante il tema dei pescatori associato a quello dell'acqua viva, cioè pescosa. Il suo significato battesimale nell'arte cristiana antica è certo, e anch'esso può essere stato suggerito al cristianesimo primitivo dal passo di Ezechiele. Hoskyns lo propone riguardo a Giovanni (XXI, 1-14)
21 e ciò può essere vero anche per Luca (V, 1-11 )22

Ci appare ora chiaramente tutto il peso che il testo di Ezechiele ha per l'origine della simbolica cristiana dell'acqua viva: esso ci spiega l'importanza di questo simbolismo nei testi di Qumràn, in quelli di Giovanni, nelle Odi di Salomone. È attraverso questo testo che si comprende la presenza dei temi annessi: il paradiso degli alberi della vita, la presenza dei pesci nell'acqua. Ciò comunque non esclude l'influenza di altri passi dell'Antico Testamento, e su questo torneremo fra poco. Ma intanto possiamo affermare che il testo di Ezechiele ha avuto un ruolo preponderante
23

Abbiamo di ciò una conferma in una raccolta di Testimonia conservate sotto il nome di Gregorio di Nissa. Fra le Testimonia riguardanti il battesimo, incontriamo una citazione di Ezechiele, XLVII. Ma questa relazione presenta delle modifiche caratteristiche, che mostrano contemporaneamente la sua appartenenza al fascicolo arcaico delle Testimonia, che ci documentava già l'Epistola di Barnaba, e la sua applicazione al battesimo: "Quest'acqua, spargendosi nella Galilea, santificherà (aghiasei.jpg (1398 byte)) le acque e ogni anima (psuke.jpg (1157 byte)) verso la quale andrà quest'acqua, vivrà e sarà guarita (iazesetai.jpg (1610 byte))" (P.G., XLVI, 252 A). 

Questa è una citazione abbreviata di Ezechiele, XLVII, 8-9, ma, come abbiamo già detto, molte modifiche sono caratteristiche: il termine ughiasei.jpg (1276 byte) "guarire" è sostituito con aghiasei.jpg (1398 byte) "santificare", l'espressione pasa_psuke.jpg (11076 byte), che indica "gli animali viventi" è ridotta a pa_psuke.jpg (1746 byte), che significa "qualsiasi anima". Il fatto che i pesci fossero designati con la parola pa_psuke.jpg (1746 byte) facilitava il passo. 

Rimane tuttavia da chiarire un aspetto del testo di Ezechiele: le acque che sgorgavano dal Tempio. Questo passaggio si ritrova nell'Apocalisse di Giovanni, e rappresenta un elemento costitutivo del tema. A che cosa collegare questo legame fra il Tempio e l'acqua viva? Un altro passo può qui corrispondere: Giovanni, VII, 44. È infatti nel Tempio che Gesù si presenta come la sorgente di acqua viva. Ma questa parola si colloca anche nel quadro della festa dei Tabernacoli. Ora, come abbiamo spesso osservato, uno dei riti della festa dei Tabernacoli era la libagione d'acqua. Possiamo supporre che questa libagione d'acqua nel Tempio sia stata considerata da Ezechiele come figura dell'effusione escatologica dell'acqua viva
24

Ci ricorderemo che vi è un testo dell' Antico Testamento, che dipende da Ezechiele, in cui l'immagine del torrente escatologico che scaturisce da Gerusalemme, è accostata alla festa dei Tabernacoli come figura dell'adunata escatologica: questo testo è Zaccaria, XIV, 8 e seguenti. Vi vediamo l'acqua viva (udor_zoon.jpg (1623 byte)) uscire da Gerusalemme e spargersi contemporaneamente verso l'0riente e l'Occidente - e in un'altra parte le nazioni salire a Gerusalemme per la festa dei Tabernacoli. Sappiamo infatti che la festa dei Tabernacoli aveva assunto un senso escatologico, e di conseguenza era normale che le libagioni di acque vive apparissero come la figura dell'effusione della vita di Dio, concepita come un fiume di acqua viva. 

In questa prospettiva, come mostra J. Comblin
25, si svela il vero senso della parola del Cristo: "Come dice la Scrittura: Fiumi di acqua viva scaturiranno dal suo seno". Il testo della Scrittura, al quale si rimanda qui, è Zaccaria, il solo testo dell'Antico Testamento in cui (udor_zoon.jpg (1623 byte)) abbia un senso escatologico. In Zaccaria, è dalla parte del Tempio che sgorga l'acqua, ed è dunque perché il Cristo si considera il Tempio della Nuova Alleanza, che egli attribuisce a se stesso la profezia. Sappiamo che questo tema era caro a San Giovanni. 

Ora l'immagine assume tutto il suo significato: l'effusione di acqua nel Tempio alla festa dei Tabernacoli è la figura dell'effusione escatologica della vita divina. E questa profezia si realizza quando il Cristo, che è il tempio escatologico, annuncia alla festa dei Tabernacoli che l'acqua sgorga dal suo fianco. 
Partendo da questo nucleo centrale, il tema dell'acqua viva ha avuto risonanza su diversi episodi dell' Antico Testamento, che peraltro sono letterariamente collegati con esso e che noi possiamo finalmente raggruppare. 

Seguiamo un ordine regressivo. Siamo partiti dal battesimo come effusione di acqua viva che rappresenta l'effusione dello Spirito. Abbiamo visto che questo era la realizzazione delle profezie annuncianti l'effusione escatologica dell'acqua viva. Ma le profezie, a loro volta, partono dalle realtà dell'Antico Testamento, che ricordano per mostrare nel passato la figura, il tipo delle realtà più ammirevoli che Dio opererà nel futuro. Abbiamo già notato di sfuggita diversi di questi temi. Ma è utile riprenderli per precisare diverse armonie del simbolismo dell'acqua viva. 

Il primo è quello delle acque primordiali della Genesi, 1, 2 e 20. Le acque creatrici sono in relazione con il tema dell'acqua viva, in quanto esse producono gli esseri viventi. È questo un aspetto caratteristico della tipologia battesimale. 

Già Tertulliano scriveva: "Le prime acque ricevettero l'ordine di generare le creature viventi... perché non si abbia modo di meravigliarsi se nel battesimo le acque ancora producono la vita" (III, 4). È da notare la circostanza, molto interessante per la teologia delle figure, di una educazione attraverso la quale Dio si rende familiare con i suoi modi di agire in cose inferiori, affinché siano più accettabili le azioni che saranno compiute dal Cristo. Ambrogio cita la Genesi, 1, 20: "Che le acque producano dei viventi" e mostra una figura del battesimo nel testo che abbiamo riportato. Il tema comune è quello del pesce. 
La seconda figura è quella del Paradiso. Essa è direttamente evocata nel passo di Ezechiele, ripreso da San Giovanni. Il legame qui è quello degli alberi di vita. Il fiume di acque vive farà nascere il nuovo Paradiso, come i quattro fiumi avevano fatto nascere il primo. 

Questo è un aspetto del tema generale del battesimo come ritorno al Paradiso, così importante nella catechesi antica e in particolare in quella siriana
26, che abbiamo già incontrato nelle Odi di Salomone. La decorazione dei battisteri paleocristiani ne costituisce una testimonianza notevole, come hanno riscontrato De Bruyne e Quasten. 

Uno dei tratti caratteristici di questa simbolica è l'identificazione dei quattro fiumi ai quattro Vangeli. Si trova in Cipriano: "La Chiesa, alla maniera del Paradiso, contiene nelle sue mura degli alberi carichi di frutti. Essa innaffia gli alberi con i quattro fiumi, che sono i quattro Vangeli, per mezzo dei quali dispensa la grazia del battesimo con un'effusione celeste e salutare" (Epist., 73, 10). 

Lo stesso tema appare in Ippolito ( Com. Dan., 1, 17) ed è ripreso da Girolamo (Com. Mt., Prol. ; P. L., XXVI, 15-22). P. A. Underwood ha studiato il suo sviluppo nell'arte cristiana (Art. cit., pp. 71-80; 118-131). Questo ci ricorda che nel simbolismo ebraico l'acqua viva poteva significare l'insegnamento della Legge. Nell'Inno O di Qumràn è scritto: "E tu, o Dio, hai messo nella mia bocca questa sorgente di acque vive che non sarà mai prosciugata" (col. 8, 16). E ciò appare anche nelle Odi di Salomone (XL, 4). 
Un terzo tema è la roccia nel deserto. La sua interpretazione battesimale risale sia a I Corinzi, X, 3, che mostra nella roccia del deserto il Cristo dal quale sgorga l'acqua viva, e sia a Giovanni, VII, 38. Il tema è ripreso dai Padri, in Giustino: "È una fontana di acqua viva che il Cristo ha fatto scaturire nel deserto" (Dial., L IX, 6), in Tertulliano (Bapt., IX, 3), in Cipriano (Epist., LX111, 8), in Gregorio di Elvira (Tract., XV, 163-166). 

I Padri stabiliscono un parallelismo fra la roccia e la parola del Cristo alla festa dei Tabernacoli. E ciò presuppone che la roccia del deserto e la roccia del Tempio siano assimilati. D'altra parte, l'acqua che sgorga dal costato di Cristo sulla croce, nel quadro della tipologia dell'Esodo che è quello del Vangelo di Giovanni, appare come il risveglio dell'acqua che scaturisce dalla roccia (Gregorio di Elvira, op. cit.). Questa ricca dottrina è stata illustrata da Hugo Rahner
27 e da Braun28

Si noterà che, nella tipologia della roccia dell'Esodo, si tratta di acqua che disseta. Il concetto si ritrova nell'episodio della Samaritana e in Giovanni, VII, 37: "Se qualcuno ha sete, che venga a me, e che beva colui che crede in me". È lo stesso pensiero che appare nelle Odi di Salomone: "Hanno bevuto, tutti gli assetati che sono sulla terra" (VI, 10). Questo costituisce una nuova armonia del tema dell'acqua viva. Non solo è vivificante per i pesci, feconda per gli alberi; è anche potabile per gli uomini: essa dà la vita anche a loro
29

Come ha rilevato Bernard, il simbolismo ebraico dell'acqua viva passa continuamente da un registro di immagini a un altro. Si noterà d'altronde in San Giovanni il parallelismo fra udor_zoes.jpg (1639 byte)(Apoc. , VII, 17) e artos_z.jpg (1790 byte) [il pane della vita (Giov., VI, 48)], che sostituisce il parallelismoudor_zoes.jpg (1639 byte) (Apoc., XXII, 1) e ksulon.jpg (1769 byte) [l'Albero di vita (Apoc., XXII, 2). 

Un quarto tema è quello del Giordano. Qui i legami originali con il battesimo sono evidenti sul piano rituale: Giovanni battezzava nel Giordano. D'altra parte il Giordano è il tipo stesso dell'acqua viva, quella del fiume che scorre; e il suo significato si accentua maggiormente nel contrasto con il Mar Morto.
Si comprende quindi perché gli episodi dell'Antico Testamento in cui il Giordano ha un ruolo - il suo attraversamento da parte di Giosuè, il bagno di Naaman, la scure di Eliseo, l'ascensione di Elia - siano apparsi come figure del battesimo. Il Giordano diventa nel mandeismo il nome di qualsiasi acqua battesimale, e infatti è indicato con il nome di "grande Giordano di acque vive" (Eric Segelberg, Masbuta, pag. 38). 

Bisognerebbe proseguire questa indagine nei secoli successivi. Testi liturgici, commenti patristici, monumenti effigiati, mostrerebbero come il tema dell'acqua viva è il cuore della teologia del battesimo. Ma non è questo il solo significato. Altri simbolismi suggeriscono altri aspetti: morte e risurrezione, purificazione. 

Ma questo sottolinea qualcosa di essenziale: se l'acqua viva significa lo Spirito, il battesimo dà la vita dello Spirito. E non è necessario un altro sacramento per completarlo in questo ordine. È quello che rifiutava ai suoi tempi Tertulliano, e quello che ha rifiutato nei nostri tempi Gregory Dix. La cresima è un'altra effusione dello Spirito, attraverso la quale il vescovo associa il cristiano alla sua missione apostolica. 

1. Les sacrements dans l'evangile johannique, Parigi 1951, pag. 22. 

2.   La Didachè, lnstructions des Apôtres, Parigi 1958, pp. 358-367. 

3. Cfr. I. DANIELOU. Theologie du judeo-christianisme, pp. 378-379. 

4.   Cfr. T. KLAUSER, "Taufet in lebendigem Wasser", Pisciculi. Munster 1939, pp. 157-160. 

5.   Cfr. I. THOMAS, Le mouvement baptiste en Palestine et en Syrie, Gembloux 1955. 

6.   LAMPE, The Seal ofthe Spirit, Londra 1951, pag. 28. 

7.   STRACK-BILLERBECK, II, pp. 433-436. 

8.   Utilizzo qui la traduzione di Dupont-Sommer. 

9.   "L'arrière-fond judaique du IVe evangile et la communauté de l'Alliance", R. E., 62 (1955), pp. 24-26. 

10. Les sacrements dans l'evangile johannique, pp. 50-54 e 58-61. 

11. ERIC SEGELBERG, Masbatd, Studies in the Ritual or the Mandean Baptism, Upsala 1958, pag.45.
 
12. Si ritrova anche nell'Apocalisse, XXI, 6: "A colui che ha sete io darò in dono delle acque di vita (tu_udatos.jpg (2235 byte) )".
 
13. Cfr. Apocalisse, VII, 17: "L'Agnello sarà il loro Pastore e li condurrà vicino alle acque della vita (udaton.jpg (1860 byte) )". 

14. Cfr. la nota di BERNARD, op. cit., pag. 56: vi è un'allusione precisa al "ruscello divenuto torrente".
 
15. Cfr. Theologie du judeo-christianisme, pp. 102-111 e supra, pag.41. 

16. P. A. UNDERWOOD, "The Fountain of Life", Dumbarton Oaks Papers, 51 (1950), pp. 96-99. 
17. L'espressione udor_zoes.jpg (1639 byte) sottolinea questo aspetto, mentre udor_zoon.jpg (1623 byte) indica l'acqua corrente. 

18. Vedere anche le iscrizioni di Abercio e di Pectorio. 

19. Jewish Symbols, V, pp. 36-61

20. "Vidi aquam", Rom. Quart., 39 (1931), pp. 29 e seguenti. 

21. The Fourth Gospel, Londra 1947, pag. 554. 

22. In questi testi è il lago di Genezareth, e non il Mar Morto, che è pescoso. Ma nei LXX, il testo dice che l'acqua che sgorga dal Tempio "si sparge in Galilea" (Ezechiele, XLVII, 8). 

23. Cfr. E. PETERSON, Frilhkirche, Judentum und Gnosis, Friburgo 1959, pp. 323-327.

24. Cfr. JEAN DANIELOU, "Le symbolisme eschatologique de la fete des Tabernacles", Irenikon, 31 (1958), pp. 19-40. 

25. "La liturgie de la Nouvelle Jerusalem", E. T. L., 29 (1953),. pp. 29-33. 

26. JEAN DANIELOU, "Catechèse pascale et retour au Paradis", La Maison-Dieu, 45 (1956),
      pp. 99-119. 

27. "Flumina de ventre Christi", Biblica, 22 (1941), pp. 269-302. 367-403. 

28. "L'eau et l'Esprit", R. T.. 1949. pp. 5-30. 

29. Questo corrisponde a usi rituali. In Siria, la liturgia dell'iniziazione comportava una coppa di acqua benedetta (cfr. I. -M. HANSSENS, La liturgie d'Hippolyte. Roma 1959, pp. 159 e 484). Tale usanza si ritrova anche presso i Mandei (SEGELBERG, Masbutd, pag. 59), il che sottolinea una origine orientale.

Fonte: Jean Daniélou, I simboli cristiani primitivi, Edizioni Arkeios Roma, 1997

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