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Il "Buon anno" dei cristiani di Francia agli amici ebrei
 

Parigi, 15 settembre. L'occasione per i cristiani di prendere coscienza dell'importanza del legame spirituale esclusivo che li unisce agli ebrei e di manifestare stima e amicizia porgendo loro gli auguri per il capodanno ebraico. In Francia, da più di quindici anni, la "Giornata del risveglio all'ebraismo" rappresenta una testimonianza vivente del dialogo tra le due comunità. Organizzato dai delegati diocesani dell'Ile-de-France per le relazioni con l'ebraismo, in collaborazione con il relativo Servizio nazionale della Conferenza episcopale e con la Federazione protestante, l'iniziativa contiene fra l'altro l'invito ai fedeli cristiani di ricordare gli amici ebrei nella preghiera e di inviare loro cartoline di auguri (acquistabili nelle parrocchie), gesto quest'ultimo tradizionale all'interno della comunità ebraica.

 
Quest'anno la Giornata verrà celebrata domenica 20 settembre, collocata tra le feste ebraiche del Rosh ha-shanà, il capodanno ebraico che segna l'inizio di un tempo di penitenza e di riconciliazione con Dio (19-20 settembre), e del Kippur, il giorno dell'espiazione che chiude il capodanno ebraico e che è dedicato al digiuno, alla preghiera e alla riparazione delle colpe (28 settembre). I due giorni del Rosh ha-shanà vengono generalmente considerati dagli ebrei come un solo giorno, chiamato anche del Ricordo, del Giudizio e del Suono.

"Quando, al concilio Vaticano II, la Chiesa cattolica ha aperto la strada a una riscoperta del popolo ebraico nella sua vocazione unica - spiega padre Jean Dujardin, già segretario del Comitato episcopale per le relazioni con l'ebraismo e oggi membro della direzione dell'Amitié judéo-chrétienne de France (Ajcf) - essa non l'ha fatto per ragioni di circostanza, anche se gli avvenimenti della guerra hanno giocato un ruolo essenziale in questa presa di coscienza. L'ha fatto perché la Chiesa ha compreso, meditando sulla propria vocazione, che il Signore non aveva respinto il suo popolo, gli israeliti, che per san Paolo - Lettera ai Romani (9, 4-5) - "hanno l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse". A loro "appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa (...)"". Dujardin sottolinea che "Gesù è ebreo, lo è dalla nascita e lo resterà fino alla morte", ed è "al centro del disegno di salvezza di Dio per il mondo, della Chiesa corpo di Cristo, Messia d'Israele, che noi dobbiamo collocare il popolo ebraico".(1) In questo senso - conclude - la giornata di attenzione, di sensibilizzazione all'ebraismo non è che un "risveglio". Tra l'altro il Salmo 54 (53) letto per la liturgia di domenica 20 settembre (xxv del tempo ordinario), così come il passo del Vangelo (Marco 9, 30-37), evocano, da una parte, il Nome che dà la salvezza al credente e, dall'altra, l'accoglienza fatta nel nome di Gesù. Questa giornata - si legge nel comunicato diffuso dall'Ajcf - "si propone di aiutare i cristiani a percepire l'importanza della rivelazione dell'Antico Testamento come Parola vivente e ad essere più attenti alla presenza" e all'accoglienza dei vicini ebrei.

L'Amitié judéo-chrétienne de France, fondata nel 1948 da Jules Isaac ed Edmond Fleg, ha come compito essenziale di "fare in modo che, tra ebraismo e cristianesimo, la conoscenza, la comprensione, il rispetto e l'amicizia si sostituiscano a malintesi secolari e a tradizioni di ostilità". Essa opera "non solo per sradicare l'ancestrale antiebraismo ma anche affinché ebrei e cristiani aiutino la società moderna a orientarsi, attraverso una presenza civile e spirituale".

In Francia è attiva anche "Yahad-In Unum", associazione che si occupa dei rapporti fra ebrei e cristiani presieduta da padre Patrick Desbois, direttore del Servizio nazionale per le relazioni con l'ebraismo e consultore della Commissione per i rapporti religiosi con l'ebraismo (organismo interno al Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani).

(©L'Osservatore Romano - 16 settembre 2009)

(1) Appare quanto meno ostico -ed è inesatto- il significato, sia logico che teologico, della seconda parte dell'affermazione. Dialogo e rispetto non possono prescindere dalle rispettive identità (ndR)
 

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