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Israele. Ramadan, preghiere e minacce

La spianata delle moschee gremita di fedeli in preghiera in mezzo ad oltre 2 mila soldati israeliani. Le minacce dall’Iran e da Hamas

Decine di migliaia di fedeli musulmani si sono riuniti oggi sulla spianata delle moschee a Gerusalemme per la grande preghiera del primo venerdì di Ramadan. La pubblica sicurezza israeliana ha schierato circa 2,5 mila uomini nel cuore della città vecchia per prevenire incidenti, che fino ad ora non si sono verificati.

Le autorità, sempre in un’ottica di prevenzione, hanno autorizzato anche i palestinesi di oltre 45 anni che al momento risiedono in Cisgiordania a partecipare alla preghiera sulla Spianata. Secondo le autorità religiose musulmane intorno alla moschea di al-Aqsa - il terzo luogo piu' sacro per l'Islam – si sono raccolte in preghiera oltre 50 mila persone.

Il timore di attentati durante il sacro mese islamico è però tenuto alto dall’Iran: l'ayatollah ultraconservatore Ahmad Dannati ha detto infatti nel suo discorso di oggi che “è dovere dei musulmani iraniani organizzare a Gerusalemme l’ultimo venerdì di Ramadan un raduno più imponente degli anni precedenti, come risposta appropriata ai traditori dell’Islam”. Il riferimento è ai Paesi islamici, in particolare il Pakistan, accusati di aver avviato rapporti diplomatici segreti con lo stato ebraico.

“L'unico Paese al mondo che può e deve schierarsi contro i crimini di Israele – ha aggiunto il religioso musulmano - è la Repubblica islamica dell'Iran: in questo Allah ci aiuterà”. L’appoggio dei musulmani iraniani sarà dunque “un’occasione concreta per manifestare solidarietà alla causa palestinese”.

La visione di Hamas del futuro palestinese è stata spiegata oggi da Mahmoud Zahar, un esponente di Hamas, ad un’agenzia stampa araba. “A Gaza – dice - uomini e donne non danzeranno insieme e gli omosessuali subiranno una riduzione dei loro diritti. È quanto succederà se Hamas vincerà le prossime elezioni per il controllo dell'Autorita' nazionale palestinese”.

Il leader afferma inoltre che la Palestina diventerà uno Stato “rigidamente islamico”, che la cooperazione con Israele verrà “gradualmente messa fuori legge” e commenta la richiesta fatta da Israele ad Abu Mazen (capo dell’Anp) per bandire Hamas dalla competizione elettorale. “Israele ha perso – dice - e i perdenti non possono porre condizioni”.

Secondo la propaganda di Hamas, infatti, è solo grazie alla lotta armata condotta dai guerriglieri che Israele ha lasciato la striscia di Gaza.
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[Fonte: AsiaNews 7 ottobre 2005]


   
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