È importante sottolineare che la teologia sottesa a questo versetto che fonda l'anno
giubilare è legata al sabato e all'anno sabbatico. Quest'ultimo, basato su 25,2 (Quando
entrerete nel paese che vi dò, la terra dovrà avere il suo shabbat consacrato
al Signore") è nell'arco dei sette anni quello che il giorno sabbatico è
nell'arco della settimana. "Esiste un sabato dell'inizio... e un sabato della
terra... E come il venerdì sera interrompendo il lavoro quotidiano servendo per un giorno
l'Eterno, così in Israele, e solo in Israele, il popolo ebraico ha l'obbligo di
restituire la terra a Dio, per significare che, in Israele, la terra appartiene
all'Eterno" (Samson Raphael Hirsch, rabbino tedesco del secolo scorso).
Ci sono anche altri testi
dell'anno sabbatico (ad es. Esodo 23, 10s e Neemia 10, 32) che, di questa istituzione,
mettono in luce soprattutto l'aspetto sociale. Di qui il triplice imperativo dell'anno
giubilare: la restituzione delle terre, il condono dei debiti e la liberazione degli
schiavi; in una parola si doveva tornare a vivere come fratelli. Questa è la condizione
per "abitare la terra" (Levitico 25,18). Diversamente le ingiustizie, le
divisioni e le lotte la rendono inabitabile, e la sorte dell'uomo è l'esilio
Nella teologia dell'anno
giubilare si concentra una molteplicità di temi biblici e spirituali che da sempre hanno
alimentato e continuano ad alimentare la vita del popolo ebraico. Tra i più importanti di
questi aspetti sono da ricordare i seguenti:
1. L'impossedibilità
della terra: l'affermazione dell'impossibile possesso della terra. Facendo shabbat,
la terra si sottrae al possesso dell'uomo, si rifiuta ad un rapporto di sottomissione
che sia solo funzionale e contesta la pretesa dell'uomo di ridurla ad oggetto di
dominio,
2. La signoria di
Dio: l'affermazione che signore e creatore della terra è Dio che,
per questo, non può essere l'uomo. "La terra è mia e voi siete presso di
me come forestieri e pellegrini" (Levitico, 25 23): nella terra l'uomo è
"forestiero" e "inquilini" nel senso che ne è ospite in quanto
ospitato da Dio che ne è l'unico e legittimo proprietario.
3. La gratuità: l'affermazione
che, se l'uomo vive in una terra che non è la sua ma di Dio, egli vive in forza di
una gratuità o grazia che è l'amore disinteressato di Dio: "La terra produrrà
frutti, voi ne mangerete a sazietà e vi abiterete tranquilli. Se dite: Che mangeremo
il settimo anno, se non semineremo e non raccoglieremo i nostri prodotti?,
io disporrò in vostro favore un raccolto abbondante per il sesto anno ed esso vi
darà frutti per tre anni" (Levitico 25, 19-21).
4. La giustizia: L'affermazione
che, se la terra è dono di Dio al bisogno umano, essa è di tutti e per tutti e che
ogni volontà umana di accaparramento che neghi o arresti questa destinazione
universale è peccato contro Dio e contro il prossimo. La giustizia, cuore
del messaggio biblico e soprattutto profetico, è riconoscere l'amore gratuito di Dio
nel mondo e assecondarlo facendo di esso il principio del proprio agire e del proprio
essere. Per questo, secondo i profeti, è "dalla giustizia", cioè
dall'agire giusto, che fiorisce "la pace", la pienezza dei beni per tutta
l'umanità (cfr Isaia 32, 15-20).
5. La fine delle
disuguaglianze e delle ingiustizie: l'affermazione che, essendo la terra di Dio,
in essa dovranno essere superate tutte le forme di sfruttamento, quelle che riguardano i
beni della terra e soprattutto quelle che riguardano l'uomo nei confronti dell'altro
uomo.
6. Il perdono: l'affermazione
secondo cui l'anno giubilare richiama ed esige il perdono, coincidendo il suo inizio
con la celebrazione di yom
kippur, la grande festa della riconciliazione: "Al decimo giorno
del settimo mese... nel giorno dell'espiazione, farete squillare la tromba per tutto
il paese" (Levitico 25, 9), L'anno giubilare istituisce la possibilità di
un nuovo inizio, perché spezza non solo il determinismo delle sperequazioni sociali
ma quello della stessa colpa.
La tromba shofar con cui si annunciava
questo anno particolare era un corno d'ariete, in ebraico
Yobel. Il termine, da cui deriva la parola Giubileo, nel
linguaggio scritturistico inizialmente indicava l'ariete o il caprone,
poi il corno del caprone e infine la tromba fatta con il corno stesso.
Preghiera del mitzvah recitata
ascoltando il suono dello shofar
|
Baruch attah, Adonai elohenu, melech haolam,
ahsher kidshanu bemitzvotav vtzevanu lishmoah kol shofar |
Benedetto sei Tu, Signore Dio
nostro, Re dell'universo, che ci fai santi con le mitzvot e ci chiami
ad ascoltare il suono dello shofar
|
La celebrazione di
quest'anno comportava, tra l'altro, la restituzione delle terre agli antichi proprietari,
la remissione dei debiti, la liberazione degli schiavi e il riposo della terra.
7. La reintegrazione del mondo o realizzazione messianica: l'affermazione
secondo cui l'anno giubilare richiama l'instaurazione dell'era messianica, in cui
cesseranno tutte le sofferenze e le violenze. Se per un verso questa epoca acquista i
tratti di un futuro sempre più lontano, scandito sul ritmo dei millenni ai quali
seguirà l'anno giubilare del cinquantesimo millennio, per l'altro più propriamente
essa coincide con il ritorno alle origini, con il realizzarsi della terra del
progetto di Dio.
IL GIUBILEO NELLA TRADIZIONE EBRAICA
Dall'epoca postbiblica in
poi, la tradizione rabbinica ha ripreso e discusso le leggi riguardanti l'anno sabbatico e
l'anno giubilare ma, ritenendole un tutt'uno, le ha pensate attuabili non fuori bensì
solo nella terra d'Israele. Le istanze etiche e sociali sottostanti ad esse sono rimaste
però fondamentali per l'ebraismo della diaspora.
Nella terra d'Israele si è
continuato ad osservare l'anno sabbatico, ma, per la situazione politica e le difficoltà
concrete, i rabbini ne hanno semplificato le norme, considerandole di origine non biblica
ma talmudica. Nell'ultimo secolo, da quando gli ebrei hanno ripreso a lavorare la terra,
si è tornati di nuovo alla pratica dell'anno sabbatico, anche se solo da parte di una
piccola minoranza. Per quanto riguarda l'anno giubilare si discute se, dall'epoca del
Secondo Tempio in poi, sia stato mai osservato.
IL GIUBILEO CRISTIANO
La tradizione
neotestamentaria sembra riconoscere e accogliere la pratica del giubileo ebraico e vede
realizzati di suoi contenuti nelle "parole" e nelle "opere" di Gesù
che si presenta come Colui che porta a compimento l'antico Giubileo, essendo venuto a predicare
l'anno di grazia del Signore (Isaia). Egli, entrando un giorno nella Sinagoga di
Nazareth e richiesto di commentare il brano della Torah che era stato appena proclamato,
riferisce a sé le parole di Isaia, presentandosi come l'inviato da Dio nel quale l'ideale
giubilare comincia a concretizzarsi: "Lo Spirito del Signore è sopra di me; per
questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto
messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per
rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia nel Signore"
(Luca 4, 18-19).
Nel corso del primo millennio, non ci sono tracce, nella chiesa, di
pratica giubilare. Il giubileo così come oggi è celebrato risale a Bonifacio VIII nel
1300 e fu incentrato soprattutto intorno alla pratica del pellegrinaggio con cui i
cristiani - i cosiddetti romei - si recavano a Roma per visitare la tomba degli
apostoli e invocare il perdono dei peccati. Il pellegrinaggio è metafora del vero
"cammino dell'uomo", per sua natura viator, in cerca di se stesso, del
suo 'dove', della sua casa, che non sempre è dove egli si trova con il corpo, ma dove il
desiderio del suo cuore lo attrae e lo conduce.
Possiamo dire che, per analogia, nella Chiesa Cattolica è detto
Giubileo l'Anno Santo istituito da Bonifacio VIII con cadenza secolare. Clemente VI
stabilì che il Giubileo si celebrasse ogni 50 anni a partire dal 1350. Nel 1470 Paolo II
decretò infine che l'Anno Santo ordinario cadesse ogni 25 anni. I Giubilei sinora
celebrati sono stati 120: 25 ordinari e 95 straordinari. Quello del Duemila sarà il
ventiseiesimo ordinario.
Per la Chiesa cattolica il Giubileo è un anno di grazia, legato alla concessione
dell'indulgenza plenaria, cioè alla remissione dei peccati e alla liberazione dalle pene.
Il Giubileo indica anche gioia, perché la Chiesa gioisce della salvezza che viene
concessa da Dio agli uomini che si pentono e che, confessati e comunicati, pregano nelle
quattro basiliche maggiori di Roma, secondo le intenzioni del Pontefice. Il Giubileo del
Duemila si celebrerà a Roma, nelle chiese locali e a Gerusalemme, la Città Santa per
eccellenza.
Dal 1300 il poi questa pratica si è ripetuta con regolarità più o
meno costante, differenziandosi e distanziandosi dalla concezione ebraica e privilegiando
gli aspetti delle "indulgenze" e del pellegrinaggio. Tra tutti quelli del
passato, il "Grande Giubileo" dell'anno 2000 indetto da Giovanni Paolo II
riveste particolare importanza, soprattutto per la volontà di conversione e autocritica
con cui la chiesa cattolica si prepara a celebrarlo: "Essa non può varcare la
soglia del nuovo millennio senza spingere i suoi figli a purificarsi, nel pentimento, da
errori, infedeltà, incoerenze, ritardi" (Tertio Millennio Adveniente, 33).
Il Giubileo è fatto per aiutare questa rinascita spirituale, altrimenti potrebbe
esaurirsi in un inutile quanto futile turismo religioso. Sta ai credenti viverlo in modo
che ciò non accada.
COSA SI PUÒ FARE INSIEME
Data la comune radice biblica dell'anno giubilare, è auspicabile che,
come cristiani ed ebrei, nonostante le profonde differenze nel modo di intenderlo,
collaboriamo insieme in vista di un mondo più giusto. Pertanto, anche se si tratta di una
iniziativa cristiana della Chiesa romana, la celebrazione del giubileo piò essere
arricchita dalla presenza dei fratelli ebrei invitati a parteciparvi come ospiti
privilegiati, insieme ai rappresentanti delle altre religioni. Ci si potrà interrogare e
confrontare su temi di comune interesse per la fede in Dio e la salvezza degli esseri
umani.
TRACCE DI RIFLESSIONE
Il futuro delle
religioni - o, piuttosto, della fede praticata dalle diverse tradizioni religiose - nel
trionfo della secolarizzazione e della tecnologia informatica.
L'ingiusta distribuzione delle risorse nel mondo e la divisione
scandalosa tra paesi ricchi e paesi poveri. Nasce da lontano; ma piuttosto che discutere
sulle cause, che più o meno tutti conosciamo, da cosa possiamo partire, oggi, per
promuovere una maggiore equità, che nasce dall'attenzione agli altri, che non sia animata
da motivi utilitaristici?
Il dominio dell'uomo sulla natura e le vie di difesa e salvaguardia
del creato, che è la sua "casa" e il 'luogo' del suo vivere, agire, esprimersi:
come custode e ordinatore, o come 'colui che si appropria'?
La violenza umana e le tecniche nel senso di progetti concreti e
attualizzabili di soluzione dei conflitti con il contributo specifico della tradizione
ebraico-cristiana alla costruzione della pace.
I diritti delle minoranze e il loro rapporto con la maggioranza.
Identità e rispetto o omologazione, confusione e oblio delle proprie radici?
Il rispetto della vita e i problemi etici riguardanti la
bio-ingegneria genetica. Studio, ricerca volte al bene comune o manipolazione
profanatrice?
PISTE OPERATIVE
La Bibbia insegna
che i beni del mondo non ci appartengono perché ci sono affidati da Dio: quali le
conseguenze nel nostro modo di servicerne?
Il termine "liberazione" può avere significati diversi:
quali le accezioni più significative per noi oggi, sia individualmente che
collettivamente, per "liberarci" e "liberare"? Da cosa dobbiamo essere
liberati, perché e per chi?
In cosa consiste oggi la giustizia sociale? Dove individuare le forme
di ingiustizia sociale nella società, nella Chiesa, nel quartiere, nella parrocchia,
nell'ambiente di lavoro e in famiglia, ma - prima di tutto - in quale dei nostri
atteggiamenti interiori? Alcune proposte concrete per cui "fare giustizia"
almeno ad una persona o con cui calarsi in una situazione specifica.
L'anno giubilare è legato al sabato, al giorno di riposo che ci
libera dal lavoro e dal "voler fare" volontaristico, che non nasce da una vero
ascolto della Volontà del Padre, ma dalle nostre velleità di attivismo ed efficientismo
legate, in fondo, solo all'affermazione della nostra persona e non dall'essere una
persona-al-servizio-di-Dio. Come celebrare meglio la domenica e i giorni festivi per
essere veramente liberi: per noi, per gli altri e per il Signore?
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